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Bevo.
Il presente
diviene semplice
accettabile,
perfino godibile
al ritmo dei bicchieri
che alzo e poi mi scolo.
L'alcol è solo un farmaco
contro
una malattia irreale.
Giustifica ogni cosa
e tutto
appare migliore.
Affogo la paura,
questa stupida
fottuta paura,
di essere me stesso.
Sono inadeguato,
lo so.
Allora ricerco
uno scudo liquido,
una difesa inconsapevole.
Invulnerabile:
sarò antiproiettile
schermato
da tutti i pensieri
da tutti gli errori.
Il mondo sfuma
ogni movimento è spaziale
mentre biascio parole
e precipito
nei ricordi e
nelle immagini
che mi ruotano attorno.
In realtà
nemmeno mi diverto.
Solo…
non lo so…
non ci riesco
a non bere.
Cedo
alle lusinghe del bicchiere
fino a dimenticare chi sono,
fino a sembrare un altro…
qualcuno capace
di affrontare il mondo intero.
Di ignorarlo, almeno.
E allora mi butto,
mi scateno e urlo!
Non lo so con chi parlo
ma poi cado
nel dubbio
e non capisco dove sono.
Domani
ricomporrò i pezzi
della mia anima infranta.
Bevo
fino a risultare patetico
dimentico del mondo
e delle regole civili.
Non ho altra via
per cercare chi sono,
un ultimo tentativo
di stabilire un contatto,
di lanciare un segnale
per diluire il dolore
che mi brucia dentro.
L'alcool è la sola medicina
contro
una malattia irreale
che mi porta lontano
a vomitare speranze
incespicando in quei passi
che ho mosso nella vita
alla ricerca di un qualcosa
che reca solo ferite.
Bevo
per disinfettarmi l'anima
e poi cado,
in disparte,
dimenticato da chi
credevo un amico.
Note: 16 febbraio 2005: questa poesie risale ad un mese fa, al 16 gennaio. E' una poesia dedicata all'alcol e al consumo di bevande alcoliche. Non che io sia un ubriacone o un segreto adoratore di Bacco… Ho scritto questa poesia a seguito di alcune mie personali riflessioni sul consumo di alcolici presso i giovani. E' una cosa normale bere quando si esce la sera, quando ci si va a divertire o a svagarsi un poco. Anch'io bevo quando esco la sera. Solo mi lascia perplesso il consumo, a mio avviso esagerato, che si fa degli alcolici. Spesso la gente si ubriaca. Soprattutto tra i giovani. Ho scritto quindi questa poesia per esternare qualche mio pensiero in merito, probabilmente influenzato da quello che ho potuto constatare osservando alcuni miei amici. Soprattutto mi preoccupa il poco peso che si da al consumo di alcol, alle sue conseguenze e ai motivi che portano una persona a bere litri e litri di birra ogni sera. A mio avviso, il moderno consumo di alcol, è solo un modo per riuscire ad affrontare meglio il presente, per vincere se stessi. Come al solito comunque, le mie, sono solo opinioni.
Pubblicata su: Scrivendo
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Commenti ricevuti su Scrivendo:
da giovannina (10 aprile 2006):
ecco da
in realtà nemmeno mi diverto
mi piace di più perchè diventa una vera poesia, almeno mi sembra, non ne capisco molto di poesia, però suona meglio, scivola più leggera.
poi il mio è probabilmente un parere da poco, perchè sono grossolana di gusti: nei versi io cerco sempre prima la musicalità delle parole una accanto all'altra, poi il senso.
toglierei la parola irreale, magari la sostituirei con un'altra più armoniosa.
comunque la seconda parte mi piace
Giovannina