Parodia di racconto demenziale

Quando la mente di un uomo vacilla due sono le cose che possono accadere: o non succede niente  e questi riprende la sua vita di sempre, magari sfogandosi di tanto in tanto…chesso, correndo con la macchina sopra i marciapiedi, o spingendo le vecchine giù dalle scale come il caro, buon, vecchio Schopenauer (ah, la filosofia!)…oppure il soggetto può abbandonarsi ad una insensata lucida follia. Vi chiederete ora perché ho scritto tutto questo…Non ne ho la più pallida idea…

 

Ambientazione: all’aperto, sotto un cielo nero.
Piove a dirotto (la tipica nuvoletta fantozziana).
Io sono in ginocchio (l’ombrello l’ ho lasciato come al solito in macchina), bagnato dall’acqua che impietosa scende dal cielo, reggendo il corpo di un altro me stesso.
All’improvviso alzo gli occhi al cielo e grido disperato: “Non posso finire così!!! Ti prego…” nel frattempo mi chino verso l’altro me stesso e, mentre la telecamera inizia a zoomare per un primo piano, con le lacrime che si mescolano alla pioggia:”…ti prego! Dobbiamo ancora finire l’articolo…non puoi…non puoi abbandonarmi così!!!”.
A questo punto l’altro me stesso solleva a fatica una mano: lo sguardo perso nel vuoto. A stento le ultime parole gli escono dalla bocca:”Jack…”.
Al che:”Non sono Jack!”. “Jack…” continua l’altro me, visibilmente sofferente, mentre un gruppo di giapponesi ci circonda e inizia a fotografarci. Quindi rispondo a bassa voce, un po’ seccato: ”E ridaie! Te lo sei guardato almeno il copione?”
”Sta tranquillo: mi sono solo un po’ confuso…”.
Poi, dopo un colpo di tosse per schiarirsi la gola, mentre una terza persona compare dal nulla per reggere un ombrello, riprende a parlare, con finta sofferenza, come se fosse in punto di morte, nascondendo la lattina di coca che stava bevendo fino ad un attimo prima:
”Jac..Leo…mi resta poco…ti prego avverti Cappuccetto Rosso del pericolo…-cof,cof-…del pericolo che corre…Dondolo non è uno dei 7 nani…le ha mentito…il lupo arriverà e distruggerà le casette dei porcellini, ma…”. Suspance.
Qui tocca a me:”Ma…” (ecco qui ho preso l’Oscar). L’altro me stesso tossisce, ormai non ce la fa più, gli rimane solo un sospiro: in quel momento gli sovviene in mente un fatto banale capitatogli qualche tempo prima, sapete quelle cose esilaranti che tornano in mente quando meno te l’aspetti, e inizia a ridere come un deficiente senza riuscire più a fermarsi (a me una volta è capitato ad un funerale: il bello è che servivo messa come chierichetto…non vi dico l’imbarazzo…ma lasciamo perdere e continuiamo con questa storia).”…ma quel che è peggio…quel che è peggio è che…ah!”.
Rimango impassibile: la mia controparte è morta prima di finire la sua parte. Un paio di medici si avvicinano…con il defibrillatore: un paio di scosse e si riparte da dove avevamo lasciato. Mai lasciare un lavoro a metà quando hai stipulato un contratto con la Mastro Lindo’s Company! Nel frattempo ha finito di piovere: il sole risplende e gli uccellini cinguettano; dei bambini corrono nel parco, le mamme chiacchierano spingendo i passeggini. Nessuno si cura della sofferenza e del pathos intrinseci alla scena.
“Su riprendi da dove avevi lasciato!” “Ma come? Non ero morto?” ”Mi spiace, esigenze di produzione: fa finta che sia il seguito!” “Ah, capisco…dunque…quel che è peggio è che la Bella Addormentata”
”STOP! Ragazzi, così non va! Più pathos, più sofferenza: ci penso io, aspettate! Trucco!”. Una dolcissima ragazza si avvicina sorridendo: è l’addetta agli effetti speciali. Avanza lentamente, quasi fosse un angelo; poi molto garbatamente infligge una ferita mortale al mio amico, pugnalandolo 5 volte al cuore. “Così va meglio…grazie!” “Si figuri: è il mio lavoro!”.
Così, mentre il mio amico riprende piacevolmente a sanguinare, ricominciamo a girare:”…quel che è peggio…quel che è peggio è che la Bella…la Bella Addormentata – coff, coff, il mio amico ansima e sputa sangue mentre il regista è visibilmente soddisfatto per il realismo della scena – la Bella Addormentata…”.
Qui il mio amico ha un piccolo cedimento, sembra svenire ma i medici sono pronti con una trasfusione e mettono lo “strafanto” (neologismo dantesco postumo) con la flebo per evitare di dover ricorrere nuovamente al defibrillatore. “…la Bella Addormentata dicevo…soffre di insonnia. Vai …vai… e salva l’impero giovane jedi…ma ricorda…che…ah!” E qui schiatta definitivamente.
Ora non so cosa fare: mi alzo reggendo il corpo del mio alter ego. Sullo sfondo, mentre mi ergo solitario al centro della scena, circondato dalla luce dei riflettori, con l’atteggiamento e la posa tipica dell’eroe più eroico, sullo sfondo due sinistre figure si adoperano per pulire le macchie di sangue che il mio alter ego ha lasciato sulla strada: le fantomatiche Donne delle Pulizie. Poi, mentre con una mano mi asciugo una lacrima che copiosamente scende dai miei occhi (il suo ultimo sputo, prima di morire, m’è finito negli occhi), leggendo l’ora sull’orologio, abbottonandomi l’impermeabile a causa del freddo vento invernale, reggendo a stento il mio amico…cellulare grazie al quale sto vendendo azioni in borsa (sapete, amo dilettarmi con queste cose squisitamente maschili. Vi faccio un esempio: il crollo di Wall Street…opera mia!), e sostenendo a stento il corpo dell’altro personaggio dell’opera mi avvio verso un bidone della spazzatura. Dopo aver dato degna sepoltura a me stesso (volevate che lasciassi il mio cadavere in mezzo alla strada???) mi avvio verso la mia astronave.
Qui trovo il mio mentore e maestro: il sommo Yoda. Lo saluto con una vigorosa pacca sulla spalla e poi via a bordo dell’astronave: purtroppo durante le manovre di decollo ho qualche problema. Telepaticamente Yoda mi contatta, dicendomi: “Figlio di pu**ana Luke!” “Non sono Luke!” “Ah, allora non c’è problema…che la forza sia con te!”.
Un rapido cenno del capo poi accendo i motori a tutta potenza: con un rombo assordante decollo veloce mentre sullo sfondo una piccola figura si divincola nel parcheggio spaziale a causa delle fiamme che lo stanno incenerendo (il maestro Yoda, quello dello joga). A questo punto il messaggio in codice del mio alter ego mi è chiaro (mi è arrivata una telefonata dallo sceneggiatore mentre non ero inquadrato): dirigermi verso la fonte di ogni male e salvare il mondo. Per questo mi sono allenato, per questo ho lottato tutta la vita, per questo il mio amico fidato Mastro Lindo è scappato non appena gli ho chiesto aiuto e sempre per questo ho ordinato una pizza da asporto.
Dopo un’ora di viaggio, ecco lì in fondo la Luna Nera, sorella della Morte Nera, quella che ho distrutto nell’articolo dell’anno scorso. Atterro e sfodero l’arma jedi per eccellenza: la torcia elettrica laser. Dopo aver sgominato tutte le guardie che si sono poste sul mio cammino (tranne quelle con gli occhiali e quelle più alte di me, nonché quelle armate: dopotutto, sono un cavaliere jedi, non un vigliacco!) arrivo nella sala dell’Imperatore: l’origine di tutti i mali, il re dell’Ombra, il re dell’Omicidio, colui che dispensa rutti ai quattro venti e che soffre di dissenteria! Sì, il tenebroso Nonno Puffo!
“Ti stavo aspettando Obi Wan! Finisco di telefonare e sono subito da te!” “Non sono Obi Wan!” “Ah, giusto! Tu sei Leo, colui che riuscì a catturare il Bianconiglio…con il lanciarazzi. Cosa vuoi da me?” “Beh, tagliando corto…non lo so neppure io, ma la storia deve pur finire in qualche modo. E finirà ora, qui e adesso.” “Proprio in questo istante?” “Sì!” “Se è lo scontro che vuoi, allora combatterò!”.
Il vegliardo allora si alzò dal suo trono per potermi fronteggiare meglio Si alzò di scatto e con un doppio salto mortale mi si avvicinò, atterrando a pochi passi da me. Poi si ricordò dell’artrosi e inizio a recitare strane formule segrete in una lingua sconosciuta, ma chiaramente stava invocando la maledizione del suo dio su di me…o su di lui, non so bene. Una volta ripreso il controllo di se stesso e la postura eretta, sguainò la spada laser e, roteandola un poco, mi disse:”Alla fine ne resterà soltanto uno!”.
Lo scontro però non poté verificarsi per via di qualche problema tecnico: delle luci di scena caddero come leggeri fiocchi di neve dal cielo abbattendosi leggiadre sul simpatico nanetto tascabile. Dopo che il sangue fu totalmente ripulito dal pavimento, mi si parò di fronte un nuovo temibile avversario per poter eseguire in differita lo scontro tra bene e male. Sì, una figura nera con una maschera sul volto: il temibile Lord Dart Fener! Senza tanto parlare iniziammo a combattere: ero evidentemente in vantaggio. Il mio nemico portava la maschera al contrario! “Girati per favore: devo togliermi la maschera e non voglio che tu veda il mio vero volto!” “Ok”
Mi girai: mentre il cavaliere nero si cambiava la maschera di bellezza, due uomini nerboruti mi passarono dinnanzi reggendo un grandissimo specchio grazie al quale riuscii a veder i fluenti capelli biondi che gli uscivano dall’elmetto. Quando mi rigirai riprendemmo il combattimento: notai che c’era qualcosa di strano. A parte il fatto che ero disarmato perché avevo preso la torcia elettrica al posto della spada laser, c’era qualcosa di strano nel mio avversario: forse erano le scariche di energia elettrica che gli circondavano il corpo, o forse quella minigonna che lasciava intravedere due fantastiche gambe da fotomodella. Non saprei dire: comunque il mio nemico stava attaccando, e dovevo difendermi. Grazie alle tecniche di arti marziali di 3000 anni fa, e agli insegnamenti dell’Uomo Tigre, riuscii a difendermi e a guadagnare tempo: con un rapido movimento degli occhi gli misi la mia mano nelle sue due dita!*(grande concorso ordina la frase…e una pizza: la soluzione è con un rapido movimento della mia mano gli misi due dita negli occhi) (NdL: certo qualcuno potrebbe obiettare che il mio avversario portava la maschera ma, vedete, uhm…beh…in effetti…). Avevo guadagnato tempo: ma non era abbastanza, tanto più che arrivò un tipo vestito di nero, con il fischietto, che estrasse un cartellino giallo, mentre dei medici appuravano le condizioni di salute del mio sleale avversario. Ma grazie all’arbitro riuscii a trovare una possibile misura per difendermi dal mio avversario: grazie al suo fischietto chiamai in mio soccorso la creatura più spaventosa dell’universo: Bambi!
Bambi arrivò di corsa, leggiadro, con i suoi fantastici occhioni neri e dolci che tante lacrime hanno strappato nel cartone animato della Disney. Il mio avversario si mise a ridere, sapete una di quelle odiose risate che solo i cattivi sanno fare. Poi, con tutta la malvagità del suo cuore disse:”Wow! Com’è carino!””No fermo! Sta indietro!””Cosa stai dicendo: guarda com’è carino!” E mentre parlava così si avvicinava al dolce animaletto per accarezzarlo, mentre tentavo disperatamente di dissuaderlo restando immobile in modo che Bambi non si muovesse. E’ arcinoto infatti che la vista della creatura più temibile dell’universo funziona come quella del T-Rex: se non ti muovi e non fai casino, lui non si accorge di te…sempre che il copione preveda qualcosa di diverso per te, ad esempio una morte atroce dilaniato dalle sue mandibole… Ma evidentemente il mio nemico non era al corrente di questo particolare sulla vista del simpatico animaletto assassino. Ormai era spacciato: non doveva finire così! Mentre si avvicinava, infatti, tendendo la mano per accarezzare il cerbiatto, questi mutò improvvisamente espressione: gli occhi gli divennero rossi, i denti affilati come rasoi, tre artigli retrattili di mezzo metro per zampa mentre aumentava di dimensioni e assumeva una postura eretta. Poi, delicato come sempre, si gettò contro il cavaliere jedi, attaccandolo furibondo alla gola mentre con le zampe anteriori continuava a infliggergli ferite mortali al cuore e ai polmoni: era il leggendario cerbiatto mannaro dello spazio!
Fortunatamente passava di là un gruppo di cacciatori (smarritosi nella savana evidentemente) i quali, visto il simpatico animaletto dilaniare le carni del coprotagonista, iniziarono a sparargli addosso: qualche colpo di fucile e di pistola, una bomba a mano, qualche colpo di mitragliatore a canne rotanti e una decina di proiettili per elefanti. Bambi venne così tolto di mezzo, definitivamente! I cacciatori tornarono in patria e la WWF fece loro causa per aver ucciso un animaletto tanto caro e bello e passarono i loro giorni in galera.
Ma torniamo a noi. Dopo aver assistito a tutta la scena, con le lacrime agli occhi, mi precipitai dal mio nemico. Cercai dapprima di fare un po’ d’ordine poi, una volta capito da che parte fosse la testa, cercai di parlargli:”Ti prego non morire!””…Ah…””Non sforzarti di parlare, ma prima di morire dimmi almeno la combinazione a 45 cifre per disattivare la Luna Nera che è programmata per colpire la Terra tra circa dieci minuti!””Ascolta Leo…Toglimi la maschera…!””Ma tu morirai se lo faccio!””Morirò comunque…per colpa tua tra l’altro…su obbediscimi: io sono tuo padre!””…No…non ci credo! NOOO!””Invece è così: guarda questo è l’attestato di nascita, e questa sono le foto di quando eri piccolo. Qui ho la foto del tuo primo compleanno. E poi guarda questo: è il copione!””Ma che tasche grandi che hai!””L’hai notato, eh! Le ho fatto fare con lo stesso tessuto della valigetta di Mary Poppins, quella tossicomane…Vedi, l’idea mi era venuta quando andai a fare la spesa a piedi: al ritorno le borse pesavano troppo per portarle in mano, così pensai…”
”STOOPP! Che beep state facendo! Tu dovresti morire! Cosa state combinando!” La benevola voce del regista, che subito fece cenno agli addetti di venire a truccare quello che doveva rivelarsi essere mio padre. Arrivò così un simpatico omone, un pugile, che iniziò a picchiare il o lo jedi ferito a suon di cazzotti e di “Ti spiezzo!”.
Poi si riprese agirare. “Toglimi la maschera!”Allora gli tolsi la maschera: dei lunghi capelli biondi scesero ai lati del viso candido e profumato come una bianca rosa…ma il volto…il volto era quello di Mino Reitano! Dopo questo spiacevole evento abbandonai il corpo esanime di mio padre ai medici, in modo che se ne prendessero cura: sapete com’è, quando l’ho visto mi sono spaventato e l’ho scaraventato lontano, giù per le scale.
A questo punto mi rimaneva solo una cosa da fare: disattivare la Luna Nera. Purtroppo la vista iniziava ad annebbiarsi, e la ferita al fianco iniziava a sanguinare. Anche l’oroscopo era sfavorevole oggi: maledizione! Non mi ricordavo di essere stato ferito…saranno esigenze di produzione, per rendere più epica la vicenda. Mi incamminai verso la sala comandi: dovevo semplicemente azzeccare una password di 45 caratteri al primo colpo per salvare la Terra: al primo colpo però, e solo quando il timer indicava 2 o 3 secondi alla distruzione totale del pianeta, altrimenti dei giudici di gara mi avrebbero penalizzato.
Bastava un po’ di fortuna. Fortunatamente un gatto nero mi attraversò la strada tre volte di seguito, ridendo (tre volte perché poi gli ho sparato), poi passai sotto una scala infine, cercando l’interruttore della luce sul muro rovesciai per terra il contenitore del sale posto sopra la credenza. La vista si annebbiava e mi accorgo solo ora di aver cambiato il tempo verbale dal presente al passato: quale disonore! Che Dio mi fulmini per questo!
Caddi per terra fulminato, poi strisciai verso i comandi della stazione spaziale: i giudici erano già ai loro posti, sorseggiando del caffè.
Mi alzai e guardai il quadro comandi: non ci capivo nulla: un enorme pulsante rosso in alto con la scritta autodistruzione; uno arancione a trabocchetto; e uno verde per sparare. C’era inoltre un inutile pulsante con su scritto “on” e “off”: una trappola ovviamente! Grazie alla scatola degli attrezzi messami a disposizione dalla commissione, inizia i a trafficare sul pannello: poi estrassi tre cavi: uno blu, uno nero, e uno bianco.
Iniziai a sudare: qual era quello giusto? Un elettricista al mio fianco si grattava perplesso la fronte:”Chi se che ga verto el paneo, ciò? ‘Rangiate!”. Allora presi fiato: tagliai il filo bianco. Non successe nulla, ma l’intera città di New York rimase completamente al buio per quindici giorni dopo il mio intervento. Tagliai allora il filo blu: l’intero pianeta dei Puffi si estinse con un’esplosione spettacolare, che ammirai assieme ai giudici mentre sgranocchiavamo pop corn. Infine tagliai il filo nero: Atlantide riemerse dalle acque, per poi inabissarsi ancora per piccoli dettagli tecnici (lo sponsor aveva già acquistato i diritti, ma aveva programmato tutto per sabato prossimo). Preso dallo sconforto, poiché il timer segnava ormai 10 secondi, sfogliai velocemente il manuale allegato. Incapace di trovare una soluzione stavo già per rassegnarmi quando mi apparve Mastro Lindo che mi disse: ”Usa la forza Leo!” ”Cosa?” ”Premi off Leo!””Cosa? Non capisco?” “Premi off, per l’amor del cielo!” Mi guardavo attorno dubbioso sul da farsi.”Cosa intendi? Stai parlando in codice forse?””Premi quel maledetto pulsante, ca*olo!!!” E veloce come un fulmine si precipitò a premere il pulsante della salvezza salvando l’intero pianeta Terra e tutto l’Universo…tranne i poveri puffi…pazienza.
Allora io e Mastro uscimmo dalla Luna Nera, ridendocela ripensando al pericolo scampato, benché lui fosse pallido come la morte e ormai ridesse perché completamente soggiogato dalla follia. Usciti dal portellone principale ci trovammo di fronte una folla immense che ci applaudiva e ci acclamava come eroi: che sapessero già del copione? Arrivò anche il maestro Yoda, tutto fasciato: mi guardò e complimentandosi con me, seriamente mi disse:”Sei un pirla Luke!””Non sono Luke! Sono Leo: quello che durante l’addestramento la stava per uccidere con la spada laser, maestro!””Ah, sì, ora ricordo: usa la forza Leo!””Sempre maestro!”
Dopo aver festeggiato, salutai tutti quanti e mi diressi verso l’astronave: salii a bordo e per l’ultima volta mi voltai ancora verso il mio maestro e il mio fidato amico Mastro Lindo, che ancora rideva di gusto, con gli occhi fuori dalle orbite. Strano, dopo di quella volta non li rividi mai più…mumble, mumble…mah! Comunque, li salutai con un rapido cenno del capo e, accesi i motori alla massima potenza, mi allontanai velocemente da loro. L’ultima inquadratura di questo special mi vede al centro della scena, mentre piloto un’astronave che si allontana come una freccia d’argento nello spazio buio, mentre sullo sfondo, nel mezzo del parcheggio spaziale, due figure si divincolano urlando e rotolando per terra per cercare di spegnere le fiamme che circondano i loro corpi. (sono Mastro Lindo e Yoda per intenderci)
A bordo della mia astronave, mi allontano veloce nella galassia lasciandomi alle spalle tutto: solo due domande mi ronzano nella testa. Come fa il mio motore a sprigionare fiamme se nello spazio non c’è ossigeno? E soprattutto…dove cavolo sto andando?

SEE YOU SPACE COWBOY

Data di ideazione : 14 maggio 2001

Ultima modifica : 29 ottobre 2004

Note : La versione originale di questo testo era ambientata in banca ma il protagonista agiva allo stesso modo. Solo che il tutto si svolgeva nell’orario di pranzo, l’unico momento in cui ad un lavoratore è concesso di accedere a tutti quei servizi da cui la propria vita lavorativa lo esclude. La decisione di ambientarla in posta, nonostante già qualcosa di simile avevo scritto in ”Giornate X”, è nata spontaneamente in me quest’oggi dopo aver perso più di mezz’ora della mia vita (indovinate dove?) in posta: dovevo inviare una lettera e pagare un vaglia.

L’immagine scelta come anteprima fa riferimento all’anime Excel Saga che, in qualche modo, sento collegato alla genesi di questo testo.

Racconto pubblicato sulle pagine dei seguenti portali web :

  • www.racconti.it
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