Evocazione – Parte Prima: Capitolo 2

Parte Prima

Capitolo 2: L’evocazione

 

Sotto l’assalto dell’orda quasi tutti i guerrieri posti a difesa del tempio, i fieri barbari del Nord, gli abili monaci combattenti e i superstiti del valoroso esercito regolare del duca Kenter, sono oramai caduti.
La situazione è grave e non permette nemmeno di organizzare un furtivo trasferimento delle Sacre Reliquie: il padre abate aveva deciso di non rischiare una simile azione temendo che il gruppo di custodi incaricati di tale delicata missione venisse sorpreso dal terribile luogotenente del Nero Signore.
Un timore dettato soprattutto del noto potere magico di Arezal e della sua formidabile cavalcatura.
Non potendo né trasferire le reliquie né difenderle all’infinito contro un simile esercito, il saggio Lambert aveva capito che esisteva solo una possibilità per tutelare i sacri tesori concessi agli uomini dal divino Aurios.
Sfortunatamente quell’unica possibilità richiedeva il sacrificio di molte vite, lo sforzo congiunto di molti valorosi al fine di contrastare l’avanzata degli orchi e guadagnare tempo, il tempo necessario affinché gli evocatori potessero completare il rituale.
Per molte ore il padre abate Lambert aveva soppesato la questione, la fronte corrucciata e lo sguardo fisso all’orizzonte, cercando di capire se esistessero altre possibilità: ma nessuno dei suoi fratelli vedeva altra soluzione se non ricorrere a quell’incantesimo.
Shrogran Lupo del Nord, in qualità di capo di un contingente di guerrieri giunti per difendere il Tempio, aveva partecipato all’incontro tenutosi, ma non aveva mosso obiezioni alla decisione presa dall’abate. Non aveva grandi conoscenze di magia e di rituali sacri, tuttavia era ben consapevole che non esistevano altre possibilità contro l’esercito nemico:
«O arrivano numerosi rinforzi, e presto, che ci permettano di schiacciare i nemici del tempio oppure non vedo altra possibilità. Mi fido del giudizio dell’abate.»
Un incantesimo che, dall’espressione dei loro volti, sembrava destare ansia e preoccupazione nel cuore dei monaci rimasti. Lambert ne era consapevole: si trattava di una scelta ardita, incerta e senza ritorno.
La possibilità di tentare l’allontanamento delle Reliquie, nuovamente soppesata durante la seduta dell’improvvisato consiglio di guerra, era da scartare: troppo rischiosa visto la presenza di un intero contingente all’esterno del tempio. Una massa che incombeva e pressava lasciando aperta una via di fuga verso oriente, una strada che poteva rivelarsi un inganno e condurli in un agguato.
« E non scordiamo che il comandante nemico dispone di un drago, senza dubbio più veloce di un qualsiasi cavallo! », aveva puntualizzato il duca Kenter, convinto che tentare di spostare le Reliquie avesse solo facilitato la loro perdita.
Anche l’idea di usare la magia per occultare o potenziare le cavalcature, avrebbe potuto trasformarsi unicamente in una scommessa sull’effettiva capacità di Arezal, il luogotenente del nemico famoso per le sue potenti stregonerie.
« Inoltre, se anche i custodi riuscissero nell’intento di allontanarle dal Tempio, per quanto tempo riuscirebbero a celarle? O dove potrebbero condurle senza trascinare con loro l’ombra della guerra? «
L’obiezione dell’anziano abate Lambert mise fine alla questione. I suoi occhi grigi scrutarono uno ad uno i volti dei suoi interlocutori mentre un silenzio pesante era calato nella sala.
Infine, quel giorno, il consiglio prese una decisione.
La più importante.
Una decisione grave e le cui conseguenze erano state soppesate attentamente, anche sulla base di quanto scritto negli Antichi Tomi della Verità.
L’evocazione sarebbe stata un’azione irreversibile, che avrebbe dato il via ad una serie di eventi che addirittura avrebbero potuto cambiare le sorti dell’umanità intera.
Tuttavia sembrava l’unica possibilità per sperare in un futuro non dominato dal buio che l’Oscuro Signore stava portando.
Ogni possibile entrata al tempio e agli edifici limitrofi venne quindi fatta crollare o resa inagibile in modo che nessuno potesse penetrare con facilità all’interno del Tempio prima che il rituale fosse concluso.
Successivamente i monaci e alcuni dei guerrieri presenti erano scesi nelle segrete del tempio e avevano trasportato fino al centro esatto del santuario una delle sue più antiche reliquie, un enorme sarcofago nero.
Una volta portato al centro della navata centrale, i monaci avevano provveduto a tracciare sul pavimento due cerchi concentrici e strani simboli che Shrogran e gli altri barbari non avevano riconosciuto.
Poi, dodici monaci si erano disposti attorno ad esso, iniziando il rituale.
Quasi che Arezal fosse a conoscenza di quanto stava accadendo – impossibile in realtà – proprio in quel momento cominciò l’offensiva: dall’alto, dallo scranno irregolare da cui cavalcava il proprio dragone nero, iniziò a bersagliare il sacro edificio con fulmini e fiamme.
Immediatamente, tranne i monaci impegnati nel rituale, tutti si erano precipitati all’esterno, pronti a fronteggiare il nemico nel tentativo di rallentarlo e ostacolarlo il più a lungo possibile.

E tutt’ora, mentre all’esterno del tempo nemici e difensori cadono, al suo interno i monaci proseguono con l’incantesimo.
Nei sotterranei del santuario alcuni profughi pregano sommessamente sperando che avvenga un miracolo; e certamente per miracolo scambierebbero i prodigi che pochi metri più sopra stanno avvenendo: il pesante sarcofago posto al centro della grande navata centrale ora riluce e fluttua a mezz’aria. Sulla sua superficie scura, brillando di luce dorata, emergono rune di un linguaggio antico e perduto.
Uno a uno, i monaci si denudano un braccio. Uno dopo l’altro, con la medesima lama argentata che passa di mano in mano, gli uomini si incidono l’avambraccio mentre variano l’intonazione del loro canto mistico.
Dalla piccola ferita inferta sul braccio destro sgorga del sangue, il sacrificio necessario per completare il rituale. E il sangue non cade a terra ma viene dolcemente attirato verso il sarcofago, mosso da una lieve brezza magica che da esso origina
In risposta a ciò il sarcofago appare percorso da arcane striature simili alle vene del corpo umano, striature che ora sembrano pulsare. Come se fosse dotato di vita, come se fosse un cuore umano, nonostante il sarcofago sia in realtà costruito in solido cristallo nero.
Nuova vita torna a scorrere il quel freddo contenitore di morte mentre il rituale volge ormai al termine.

All’esterno, la situazione per i difensori del Tempio dei Custodi pare esser prossima ad un’amara conclusione. Nonostante le pesantissime perdite, avevano resistito al meglio contro un nemico fortunatamente non dotato di micidiali macchine da guerra. Avevano combattuto con grande coraggio e fervore uccidendo numerosi nemici ma, schiacciati dalla superiorità numerica degli orchi avevano finito col cedere cadendo sotto i loro colpi.
Quasi tutti erano morti.
Ora solamente Shrogran resiste a difendere l’enorme portone d’accesso al tempio combattendo senza sosta e senza risparmiarsi, ancora cantando l’inno a Wratos, il dio della guerra, perché lo assista nei suoi ultimi attimi di vita.
Non potrà resistere ancora per molto: ne è perfettamente consapevole. Nonostante la propria abilità e l’esperienza che gli deriva dalle numerose battaglie a cui ha partecipato quello che sta affrontando è un esercito intero. Un’impresa inumana e disperata che non può sperare di portare a termine. Nessun uomo potrebbe!
Una consapevolezza che lo riempie di orgoglio e furore, dandogli nuova forza e slancio nonostante i muscoli siano stanchi e abbia il fiato corto.
Ormai gli orchi hanno accerchiato l’edificio e tentano di penetrare attraverso ogni visibile apertura.
Ma è tutto inutile: i crolli e i lavori completati durante le prime fasi dell’assedio l’hanno reso inespugnabile al nemico tranne che per l’ampio portone principale in solido bronzo.
E dinnanzi ad esso solo un guerriero ancora rimane a lottare, con coraggio e ferocia, Shrogran Lupo del Nord, un unico uomo a contrastare un oceano di nemici che spingono, urlano, attaccano e lacerano, ormai prossimi a penetrare nell’edificio grazie all’enorme ariete che ora avanza.
All’interno i monaci proseguono nel rituale, esausti, affaticati, preoccupati di non riuscire a completarlo in tempo.
Avvertono infatti la presenza dei nemici al di là delle grandi porte di legno mentre qua e là massi, armi e fiaccole lanciate dagli orchi cadono sul pavimento in marmo del santuario dopo aver sfondato qualcuna delle artistiche vetrate che lo ornano.
Urla disumane e barbarie penetrano in quel luogo santo.
Il sarcofago che fluttua a mezz’aria riluce ora più intensamente mentre misteriosi cerchi di luce azzurra ruotano attorno ad esso.

Gli orchi sono troppi, incalcolabile il loro numero: l’ultimo difensore, dopo aver decapitato l’ennesimo orco, viene ferito, trafitto al fianco da una lancia. Cade sanguinante sulle gradinate del tempio.
I nemici non perdono tempo a dargli il colpo di grazia, non hanno nemmeno il dovuto rispetto per un valoroso avversario come Shrogran, e subito si fanno da parte per lasciare spazio all’imponente ariete giunto proprio in quell’istante per scardinare ed abbattere le secolari porte dell’edificio.
Oramai le sorti del tempio sono segnate: tutte le difese sono ormai cadute!
Dall’alto del suo drago nero Arezal ride mentre già pregusta la possibilità di impadronirsi delle Reliquie che il Signore Nero gli ha ordinato di recuperare.
È questione di pochi istanti, poi i suoi orchi abbatteranno le porte di quel sacro edificio.
Come previsto, constata soddisfatto, nessuna difesa è possibile contro l’esercito che l’Oscuro Signore mi ha affidato.
« Non correrò rischi! Ti darò un esercito numeroso: lo guiderai e ti impadronirai del Tempio. Le difese del santuario sono deboli, provate dalle battaglie che ho scatenato nei territori vicini. Saranno in pochi a difenderlo, convinti di avere tempo, convinti che il nostro esercito sia ancora lontano. Non avrai difficoltà ad impadronirti dei tesori che esso custodisce. E ricorda: non tollererò alcun fallimento! », questo quanto era stato ordinato ad Arezal pochi giorni prima nella Sala del Trono Nero.
E quanto previsto dall’Oscuro Signore si era rivelato esatto: non aveva incontrato difficoltà contro le scarse e mal organizzate difese umane.
Ancora pochi istanti e il tempio sarebbe definitivamente caduto nelle sue mani.
E se ancora qualche folle difensore era rimasto all’interno del tempio, di certo i suoi orchi non avrebbero avuto difficoltà a massacrarlo.
Dopotutto, non temeva una tale eventualità, poiché non avvertiva provenire da quel luogo nessuna minaccia particolare.
Percepiva a mala pena tracce di magia provenire da quel luogo santo:
« Evidentemente il potere magico dei monaci è ancora più insignificante di quanto sospettassi! »
Fortunatamente antichi incantesimi utilizzati in epoche passate avevano sigillato la potenza delle Reliquie: per questo non trapelavano all’esterno dell’edificio tracce della magia che tra le sue mura era racchiusa. Il tempio era, in un certo senso, isolato alla magia.
E mentre il luogotenente del male già pregusta la possibilità di impadronirsi delle Sacre Reliquie, il grande ariete nero a forma di drago si abbatte violentemente contro le grandi porte del tempio.
Dall’alto, per velocizzare la caduta del tempio, Arezal lo bombarda con potenti emissioni magiche, fulmini neri e palle di fuoco violacee che si abbattono sull’edificio quasi sincronizzate ai pesanti e brutali colpi dell’ariete nero.
Poi accade un prodigio.
Un terremoto scuote la terra e dal centro del tempio una colonna di luce azzurra si sprigiona verso il cielo, testimonianza di una poderosa forza magica all’opera. Subito un cerchio di luce azzurra origina dall’edificio propagandosi come vento per tutto il campo di battaglia.

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Nota: l’immagine in evidenza è Valhalla di Rudolf Herczog

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