Calma e pacatezza (alle poste)

L’ufficio postale era piuttosto affollato quel giorno. Era sabato, ma a ben pensarci accadeva sempre così: tranne che in rari casi, a qualsiasi ora ci si andasse si trovavano poche persone agli sportelli e decine e decine in attesa dietro di loro.
Pensionati che attendevano la possibilità di ritirare la pensione, altri che speravano di prelevare denaro dai propri libretti postali; quindi gente con bollette inevase in mano, con lettere da spedire, vaglia postali, raccomandate, lettere minatorie, persino pacchi contenenti antrace.
Alcuni anche con posta non propria da riconsegnare.
Nessuno invece era lì per acquistare uno qualsiasi dei prodotti che l’azienda tentava di vendere: cd musicali, calendari, collezioni di francobolli, film…
Dopotutto, da quando in qua le poste erano divenute una sorta di mini centro commerciale?
Probabilmente il frutto di accurate analisi di mercato, di riflessioni e domande a cui le Poste Italiane avevano cercato di dare risposta.
Una risposta sbagliata.
E al contempo persisteva nell’offrire alla clientela un servizio che, perlomeno in quel piccolo paese del Veneto, risultava scadente e quanto mai inefficiente.
Era più che evidente osservando le espressioni dei clienti in coda: alcuni erano lì dentro da pochi minuti, molti erano in attesa da ore. Una graziosa signorina, addirittura, stava allattando un bambino, concepito, portato in grembo e partorito in attesa del proprio turno.
Secondo alcune voci poi, qualcuno degli anziani era entrato in pensione mentre attendeva il proprio turno per pagare una bolletta della Telecom.
Ma di questo, gli operatori al di là del vetro non si curavano.
Come dargli torto?
Non era mica colpa loro.
Certo, un po’ di responsabilità l’avevano pure ma non era un loro problema se c’era calca e carenza di personale. Anzi, sembrava che gli operatori presenti se la passassero benone, quasi rilassati, immuni al senso di oppressione che scaturiva dalla moltitudine dei presenti, una sensazione cui andava a sommarsi una desolata frustrazione nel contare quanti fossero sportelli presidiati rispetto al totale.
Alla fin fine, i clienti in fila non avevano idea delle oscure dinamiche legate all’inutile burocrazia, alle nuove regole antiterrorismo (“i vecchi di oggi non si sa mai cosa ti possono combinare: basta una pastiglia sbagliata al mattino e poi …”, dal vangelo secondo il ministro degli interni), a insensate dinamiche postali che prevedono la compilazione di moduli e moduli, ambigui e mal pensati da riconsegnare completi in tutte le loro parti per essere inseriti direttamente nella pattumiera.
Senza parlare delle pause caffé o delle chiacchiere frivole e spensierate mentre sul volto dei clienti si dipingevano maschere sofferenti, un tragico miscuglio di sconforto, follia e odio furibondo alla constatazione del tempo perduto e che mai più verrà recuperato.
Ingrati!
Dovrebbero invece ringraziare perché invero è solo in luoghi d’inutile attesa come quello che hanno modo di esercitare quella virtù che solo i forti possiedono!
Non tutti però la pensavano allo stesso modo, o come minimo, non era di quel pensiero l’uomo appena entrato.
Indossava un passamontagna nero che gli lasciavano scoperti solo gli occhi di un colore grigio verde e la bocca, contorta in una smorfia aggressiva e minacciosa.
Non appena entrò, il suo fedele kalashnikov parlò per lui una raffica di saluti e una benevola presentazione. I proiettili forarono il soffitto facendo piovere schegge e calce. La gente iniziò ad urlare terrorizzata e ad agitarsi convulsamente!
“State zitti, figli di puttana! Zitti e immobili!”
Un’altra raffica in aria – perentorio invito alla calma e alla pacatezza – e poi il fucile puntato ad altezza d’uomo verso i clienti delle poste. Un solo gesto avventato e, per qualcuno di loro, non ci sarebbe stato un domani.
Immediato piovve un composto silenzio; si udiva solo il drammatico respiro degli ostaggi e qualche singhiozzo frammisto a pianto.
Il nuovo arrivato incuteva paura tanto era il rancore che dimostravano i suoi modi e quei suoi folli occhi chiari.
“E ora a terra! Tutti!”
La sua voce violentò il silenzio. Loro malgrado, tutti i presenti gli obbedirono all’istante
Alcuni piangevano temendo il peggio, altri erano sbiancati e non riuscivano nemmeno a respirare. Il cuore degli anziani pompava forsennato tanto che già qualcuno di loro era prossimo a raggiungere la soglia infarto: solo i peacemakers si opponevano ad un viaggio anticipato all’altro mondo.
Ma all’uomo non importava niente, non gliene fregava proprio nulla di quei perdenti in coda alle poste!
Anzi, a passi decisi si diresse verso uno degli sportelli presidiati.
Avanzava osservando ora a destra ora a sinistra: qualcuno avrebbe potuto addirittura tentare un gesto eroico ed insensato.
Per cosa poi?
Per i soldi che in quel luogo circolavano?
Per i dati sulla privacy con tutta probabilità già ripetutamente violati?
Oppure per il posto in fila che, da ore, avevano stoicamente mantenuto?
Ma nessuno si mosse: lo temevano come la morte.
“Tu!”.
Glaciale, l’uomo si rivolgeva ora ad una delle operatrici, una signora paffuta dall’accento meridionale che tremava e piagnucolava accovacciata a terra in un disperato tentativo di nascondersi all’aggressore.
“Tu! Alzati, presto!”.
Nonostante la presenza del vetro separatore teneva il fucile puntato verso di lei, correggendone poi l’inclinazione della canna fino a posizionarla all’altezza della fronte della donna ora in piedi.
Ribellarsi era vana follia: per lei avrebbe significato la fine.
Tremante e spaventata, con gli occhi lucidi, la donna teneva le mani in alto in segno di resa.
“Presto ti ho detto! Non farmi incazzare, stronza! Avvicinati!”
Sempre più terrorizzata lei si avvicinò al banco: non riusciva a smettere di tremare. Soltanto pochi centimetri, una spanna o poco più, la separavano dalla canna del fucile.
Cosa le avrebbe fatto?
Cosa voleva da lei quell’uomo?
I soldi dell’ufficio postale?
I dati di qualche conto?
“Prendi!”
Lesto, l’uomo le passò dei fogli attraverso lo spioncino: lei li osservò stupita dopo aver sollevato le palpebre. Fino a quell’istante aveva avuto persino paura di guardare in faccia il suo destino.
Ora invece appariva confusa, disorientata: non riusciva a comprendere le intenzioni dell’aggressore.
“Muoviti!”, l’uomo tornò ad urlarle contro mentre al contempo si guardava a alle spalle.
Quindi sparò qualche colpo in aria: iniziava ad innervosirsi
L’operatrice chiuse gli occhi d’istinto e si irrigidì per via degli scoppi. Poi riprese il controllo e, con mani incerte e tremolanti, afferrò le bollette che l’altro gli aveva allungato.
“Ti ho detto di muoverti!”.
La voce bassa e carica di rancore del criminale si fece udire di nuovo.
“S-si…”, disse lei, iniziando ad inserire i dati al terminale.
Lui invece controllava che nessuno degli altri si muovesse alle sue spalle. Ma non c’erano eroi quel giorno.
“State calmi, ok? Tra poco sarà tutto finito”, promise loro.
Quindi, rivolto all’operatrice: “Allora? Hai fatto?”
L’altra annuì, tesa.
“Quant’è?”
L’addetta allo sportello appariva interdetta, sbalordita: non si capacitava di quel che stava accadendo.
“Quant’è?”, l’uomo ripeté la domanda con tono impaziente.
“Ah, ecco…sono 317…”
“317??”
“S-si, sono 317 euro e 45 centesimi…”
Riposta l’arma sotto il braccio, recuperò il denaro dal portafoglio e lo porse alla donna. Ebbe un po’ di difficoltà con i centesimi per via del fucile che rischiava di cadergli ma alla fine ce la fece, senza inutile spreco di proiettili per di più.
“Ha messo tutto, vero? Anche quella dell’Enel?”
“Si, si, ho messo tutto”, la risposta dell’operatrice, sempre meno spaventata e sempre più sorpresa e meravigliata.
“Perfetto! Arrivederci allora!”.
Afferrate le ricevute delle bollette, la salutò con cortesia: un attimo dopo era fuori, diretto verso la propria auto posteggiata lungo la strada.
Non si trovava mai un posto libero in quel parcheggio.
Infine, seduto all’interno della piccola berlina finalmente poté togliersi il passamontagna e verificare le ricevute delle bollette appena pagate.
Soddisfatto, con il volto ancora leggermente arrossato per via del camuffamento, mise in moto e accese l’autoradio: i Godspeed You, Black Emperor suonavano per lui.
E tutto intorno a lui, improvvisamente, sembrava migliore.
Distrattamente volse lo sguardo a sinistra.
Dall’auto parcheggiata accanto vide un pensionato scendere con la tipica lentezza degli anziani ed indossare qualcosa sopra il giubbotto: una panciera con bombe al tritolo incorporate. Quindi, dopo essersi infilato un passamontagna in testa e aver recuperato il detonatore, l’ottantenne si avviò con passo incerto verso gli uffici postali.
A ritirare la pensione con tutta probabilità.
“Questi vecchi…” disse tra sé e sé l’uomo, scuotendo la testa mentre nascondeva il proprio kalashnikov dietro al sedile del passeggero.

Data di ideazione : 14 settembre 2006

Ultima modifica : 04 gennaio 2010

Note : La versione originale di questo testo era ambientata in banca ma il protagonista agiva allo stesso modo. Solo che il tutto si svolgeva nell’orario di pranzo, l’unico momento in cui ad un lavoratore è concesso di accedere a tutti quei servizi da cui la propria vita lavorativa lo esclude. La decisione di ambientarla in posta, nonostante già qualcosa di simile avevo scritto in ”Giornate X”, è nata spontaneamente in me quest’oggi dopo aver perso più di mezz’ora della mia vita (indovinate dove?) in posta: dovevo inviare una lettera e pagare un vaglia.

Racconto pubblicato sulle pagine dei seguenti portali web :

  • www.arteinsieme.net
  • www.francamente.net
  • www.ewriters.it
  • www.poesieracconti.it
  • www.raccontare.com
  • www.clubpoeti.it
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